Fabrizio Renacco: il suo report da Dubai


DUBAI, 27/01/2017 – SONO UN IRONMAN anzi, scusate, UN MEZZO IRONMAN

“Third, third, third” urlo alla volontaria che mi passa il wristband di colore giallo; lo infilo al polso e ora sono tre, grigio per il primo lap, bianco per il secondo, giallo per il terzo.
Ricontrollo…tre…mancano circa 4k alla finishline del mio primo IRONMAN 70.3, finora ho percorso 109k tra nuoto, bici e corsa.

Tutto era iniziato intorno alle cinque del mattino del 27 gennaio 2017…In piedi prima della sveglia; la colazione in camera d’albergo con fette biscottate e marmellata; il taxi preso al volo con altri due triatleti irlandesi residenti in Qatar; l’arrivo alla transition zone quando ancora era buio; il maniacale posizionamento con lo scotch di gel e barrette sulla mia Orbea; l’ultimo check ai sacchetti blu e rosso; Thunderstruck degli Ac/Dc cantata agitando la testa mentre indossavo la muta; l’avvio in gruppo verso la spiaggia; le bracciate di riscaldamento nelle tranquille acque del porticciolo del Jumeirah Beach Hotel.

Allo swim start ho alzato gli occhi al cielo e pensato che quello sarebbe stato uno di quei giorni i cui ricordi si sarebbero fissati nella memoria: “I will be an Ironman”.

SWIM – 1,9k
Al beep dello start corro una decina di metri e mi tuffo in acqua: qualche bracciata a bomba, poi assesto il ritmo; bracciate lunghe e respirazione regolare – è lunga la strada da percorrere – si esce dal porto. Ti rendi conto che non nuoti in piscina ma le acque sono relativamente tranquille. Aumento il ritmo, inizio a sorpassare, una ragazza nuota al mio fianco e ad ogni bracciata ci guardiamo negli occhi. In prossimità delle boe ci si ammassa, ma riesco ad evitare calci e manate. Qualcuno nuota a rana, qualcuno nuota a dorso. All’ultima boa sono accecato dal sole, non si vede il gonfiabile sulla spiaggia. Seguo quelli che mi precedono, ma presto ci si rende conto che si deve correggere la rotta. Improvvisamente un crampo al polpaccio sinistro. La gamba si irrigidisce; riesco a gestire la situazione con gambate lente. Ormai mancano un centinaio di metri. Vedo la sabbia sul fondale. Esco dall’acqua. Le gambe reggono. Mi sento bene, non sono in affanno, corro sulla spiaggia fino al tappeto. Cerco Cristiana e non la vedo. Passo sotto le docce mentre inizio a sfilare la muta.

T1 – swim to bike
Entro in zona cambio e recupero facilmente la sacca blu. Nella tenda siamo in tanti e fatico a trovare uno spazio per cambiarmi. Qualcuno parla, molti sono in silenzio concentrati. Bevo subito i sali e ingurgito un gel: poi, pettorale, casco e occhiali e sono pronto per la bike. Ci sono ancora molte bici in zona cambio: bene, mi rallegro, finalmente una frazione di nuoto decente. Spingo la mia Orbea verso la bike exit, sento il calore del pubblico che incita tutti indistintamente, cerco Cristiana e non la vedo. Un paio di triatleti si stanno rialzando; uno monta in sella e va dritto contro la transenna.

BIKE – 90k
Monto agilmente sulla bike. Fa fresco e sono ancora bagnato. Il ritmo è subito sostenuto: un paio di curve e sono su strada lunga e dritta. Si inizia a pestare sui pedali. Sento il sibilo di parecchie TT futuristiche che mi superano; vorrei inseguirle, ma mi impongo di non forzare subito: devo pedalare facile e agile. Sono 90K da fare. Si superano due o tre cavalcavia e si esce da Dubai. Davanti a me la colonna di bike arriva fino all’orizzonte. Tengo una buona media per una ventina di km. Si arriva nel deserto: un colpo d’occhio incredibile! Con il deserto si alza il vento, ovviamente contro, e si riduce la velocità media. Ora bisogna pestare sui pedali e allungarsi sulle appendici per essere il più aerodinamici possibili. Si seccano le labbra. Qualche raffica di vento solleva la sabbia. Bevo ogni 10 minuti circa. Il vento contro mi accompagna fino al 45esimo k circa. Ora, sabbia sull’asfalto. Rallento un po’ e mi passa uno che indossa bermuda da surf e t-shirt; spingo e lo supero subito, eccheccazzo! Il ritorno, anche per il vento che ormai soffia da dietro, è velocissimo: 45kmh, 47kmh, anche 50kmh. Pedalo forte ma agile, non voglio forzare troppo, bisogna correre una mezza maratona. Si rientra in città, si calma il vento e inizio a percepire una sensazione di caldo sulle spalle. Una colonna di auto in coda nella corsia sulla destra: sguardi ammirati, sguardi annoiati, qualcuno incita. Un paio di curve e il cartello “slow”: si arriva al bike stop, scendo dalla bike e, ahi! Lamento una certa rigidità alle gambe. Appoggiata alla transenna una tipa mi urla ”Hey, you need stretching!” ma va…

T2 – bike to run
In zona cambio ci sono già molte bici, ma ci sono ancora comunque moltissimi spazi vuoti. Devo spostare una bike per appoggiare la mia Orbea. Sosta in bagno. Recupero la sacca rossa, rapido cambio di scarpe, un gel, e corro verso la run exit rovesciandomi acqua sulla testa: fa caldo, il sole è a picco.

RUN – 21,1k
Ora inizia la frazione più difficile. Tre giri da circa 7k sul lungomare. Inizio a sentire la stanchezza. In moltissimi a fare il tifo. Finalmente vedo Cristiana, urlo. Parto a 5 al km, ma lentamente e inesorabilmente rallento il passo. Sarà una mezza maratona disastrosa: l’obbiettivo è però tagliare la finishline, possibilmente sorridendo ed esultando. Il polpaccio duole, i passi si fanno corti, ma quando il fisico non ce la fa più si può ancora resistere: devi solo gestire la corsa, al massimo un paio d’ore di sofferenza ed è fatta. Il secondo giro è il più duro: inizia la fase mistica della gara e a questo punto entra in gioco la testa. Qualcuno cammina, io non mollo. Ad ogni punto di ristoro bevo sali; nauseato dai gel, mangio una fetta d’arancia o un pezzo di banana, mi idrato testa e spalle con acqua e spugne. Mi ero imposto “mai sete, mai fame”. Mi sembra di aver gestito bene la gara. Spesso mi ripeto “I will be an Ironman”. Una ragazza urla “Fabrizio, you are amazing!!!”.
Sono al 18esimo k. Oltre al corpo ho allenato la testa a non mollare. Ormai inizia il conto alla rovescia: meno 3 k al traguardo. Cerco un appiglio, raschio in fondo al barile – come ho già sperimentato in maratona ho bisogno di qualcuno che mi accompagni – passo in rassegna, chiamandoli uno ad uno, una galleria di persone che mi hanno affiancato nella vita: nonni, zii, mamma e papà, mia sorella, poi è la volta degli amici del Cenacolo, gli amici del CPC, gli amici di Tristar, gli amici di Enjoy Tri, il mio guru Gabriele, e tutti coloro che mi stanno seguendo sul live coverage, infine i miei figli Camilla ed Edoardo, e poi Cristiana, che è l’unica presente qui…ed ecco l’arco gonfiabile Ironman: mancheranno 300 metri, aumento il passo, busto eretto, sguardo fiero in avanti, sono sul tappeto rosso. Appoggiati alla transenne uomini e donne che incitano il mio nome e tendono la mano per un cinque. Stringo i pugni e, mentre alzo gli occhi al cielo, sulla finishline lo speaker urla: “Fabrizio Finisher!!!”.

E’ finita! Ce l’ho fatta! SONO UN IRONMAN. Anzi, scusate, UN MEZZO IRONMAN.

Un volontario mi infila al collo la medaglia di finisher: è pesante e leggera allo stesso momento, la bacio, scappa una lacrimuccia.

Centinaia di bracciate, pedalate e falcate… tutte per godere di questo momento.

Dedico questo mio personale successo a Cristiana, mia moglie, perché al fianco di ogni triatleta c’è una moglie/marito, fidanzata/fidanzato, compagna/compagno, che, paziente, sopporta le assenze, perché ieri dovevi nuotare 3000m, oggi devi fare 100k di bici, domani hai le ripetute sui 1000.

Unica nota dolente, non è partito il timing del mio Garmin, quindi non ho mai saputo come stavo andando.
Ah, dimenticavo i tempi, anche se non sono così importanti.
FINAL 6h 7mim 59sec
SWIM 39m02s
T1 swim to bike 6m40s
BIKE 3h3m31s
T2 bike to run 5m8s
RUN 2h13m38s

by Fabrizio Renacco

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