Massimiliano ci racconta il 70.3 Vichy

Massimiliano va con Albero a Vichy ed ecco come ci racconta la loro avventura:

Triathlon Competizione e Amicizia:

Finalmente una gara vera, come ha detto Rosolino, finalmente il sapore dolce di una piccola impresa che ti ti resta nella mente e che senti nel corpo stanco, alla fine, ma felice.
Sono stati giorni bellissimi dalla partenza al ritorno a casa con le tasche piene di immagini, ricordi e sensazioni che il tempo non ci poterà più via.
La nostra gara prevedeva tre obbiettivi posti su un ipotetico podio: al terzo posto, un molto poco velleitario “finire la gara”, al secondo posto un modesto “finire sotto le sei ore”, Al gradino più alto un’ammiccante ” finire sotto le sei ore davanti al mio amico”.
La mattina della gara apprendo con sconforto che la muta è vietata, ma cribbio ! Il mio scivolamento in acqua è paragonabile a quello di una pietra pomice, mentre Alberto è uno squalo….pazienza, in fin dei conti senza la doppia pelle nera si sta molto meglio.
Digerito l’aggravio di gap mi consolo pensando che la gara sarà comunque lunga e uscito dal pelago alla riva, non senza incocciare il ginocchio in un muretto sommmerso, mi dirigo con ansia verso il mio destriero di carbonio che scalpita in attesa del mio arrivo.
Ragiona ,pensa, sii avveduto, spingi ma assolutamente senza esagerare, devi conservare le gambe se no come ci arrivi alla fine di quei 21,1 di corsa che hai fatto una sola volta in vita tua, e nemmeno in gara, ma solo per provarli, sempre con Alberto, già Alby , dove diavolo sarà già arrivato mi chiedo continuamente.
Intanto la strada è scivolata via e quando ormai è in vista la zona cambio il cronometro dice che almeno il secondo gradino del mio ipotetico podio è tutt’altro che irraggiungibile. Sceso dalla bici prendo il sacco per l’ultimo cambio, le gambe rispondono abbastanza bene e così senza troppa fretta, ( i nostri cambi,risultati alla mano, si potranno definire da bar sport, Alberto farà anche la fila al bagno) comincio l’inseguimento.
Ho un buon passo e non sono neanche troppo stanco ma alla fine del primo giro del mio amico-nemico nemmeno l’ombra, ma quanto diavolo è andato forte !
Continuo a guardare avanti e più di una volta lo vedo dove non c’è o lo scambio per un ‘altro mentre le energie cominciano a venir meno, vorrei fermarmi qualche secondo, camminare qualche metro, ma non posso, non mi voglio fermare finché non lo raggiungo.
Ho quasi perso le speranze quando intorno al quindicesimo km lo vedo dal parco che ha già fatto il giro di boa, stavolta è lui, allora forse ce la faccio anche se è ancora parecchio lontano.
Accelero, o almeno credo di farlo, ma sono sempre più a corto di forze così a corto che al diciassettesimo non sono in grado di superare un piccolo avvallamento e cado rovinosamente a terra, subito vengo soccorso e mi rialzo, faccio la conta dei danni, nulla di che, cammino qualche metro e poi….Albertoooo !!! Mi rimetto in moto ormai non manca molto e qualche minuto dopo eccolo là, si volta e mi saluta, io ricambio, non vedo l’ora di affiancarlo e camminare un po’ perché sono veramente stanco, ma a quel punto Alby piazza un’allungo degno di un quattrocentista e scompare di nuovo alla mia vista confondendosi tra pettorali sconosciuti. A quel punto tiro fuori quello che mi rimane e qualcosa lo chiedo in prestito gratuito, lui rallenta e così, finalmente, alla soglia dei crampi, lo raggiungo.
Ora il gradino più alto è lì a portata di mano, ma forse non mi interessa più così tanto, è stato un lungo viaggio, a spronarsi l’un l’altro verso un obbiettivo comune, ad aiutarsi e incoraggiarsi, e mentre penso a tutto questo, mi viene la pelle d’oca percorrendo il tappeto rosso che ci porta a tagliare il traguardo insieme.