Claudio Fantasia: Zurigo un racconto lungo un ironman

Grazie anche a Claudio Fantasia che ci manda il suo racconto dell’Ironman Zurigo 2018, una gara davvero “calda” che lo ha visto finisher:

Zurigo 29 luglio 2018 “IRONMAN”

Non mi capacito di come ancora una volta sono nella start list di un Ironman, sta di fatto che caricata l’auto con tutto l’occorrente, ovvero tonnellate di cose per sopravvivere e mangiare in appartamento oltre ovviamente alla bici, ruote di scorta e tutto quello che puoi infilare in borse e borsoni, eccomi in viaggio per la Svizzera.
Mai stato a Zurigo e subito mi affascina, il suo lago illuminato dal sole con i lidi che ospitano turisti di ogni dove, cigni che navigano copiosi stradine del centro rigorosamente pedonali con invitanti locali di ogni genere, tutto bello e preciso, d’altronde è Svizzera!
Il campo gara è in zona Landiwiese, un’area verde che si affaccia sul lago dove hanno allestito le tende per la ristorazione ed i briefing, gli stands e naturalmente la zona cambio.
E’ la prima volta che faccio un Iron marchiato “Ironman” ed il logo che compare in ogni dove non mi fa ricordare il costo non proprio esiguo per partecipare (io che arrivo da un Ironman a km zero costato meno di 30 €).
Il venerdì partecipo al briefing in italiano per avere tutti i ragguagli sulla gara ed è li che mi rendo conto che si fa sul serio, che non sono in gita turistica, che devo memorizzare i punti critici nella frazione di bici, che devo fare attenzione a mille cose….non solo per la mia incolumità e quella altrui, ma anche perché la squalifica è sempre dietro l’angolo, e qui siamo in Svizzera mica si scherza!
Un dettaglio importante viene dato durante il briefing, la muta si può indossare solo se la temperatura dell’acqua è al di sotto dei 24.5 gradi, e per il momento visto il caldo risulta di poco superiore!!

Di colpo è come se avessi ingoiato un’incudine, io che già galleggio a malapena e non sono un delfino, inoltre tutte le volte che ho nuotato nei laghi o nelle gare ufficiali ho sempre avuto la muta. Vedremo.
Il sabato viene quasi totalmente dedicato alla preparazione del materiale, ovvero sacca blu con abbigliamento e accessori bici (casco, scarpe, guanti, occhiali…), la sacca rossa con quello della corsa e quella bianca con l’occorrente per il dopo gara, e Immancabili gli adesivi con il numero di pettorale per la bici, casco, borse.

In realtà dovrebbe essere un mestiere da poche decine di minuti, ma inspiegabilmente diventa un endurance anche la preparazione, e così mi ritrovo alle 15 del pomeriggio che sto ancora cercando di capire cosa mettere per la frazione di nuoto, se ci sarà la muta oppure no, se usare lo stesso completo per il nuoto e per la bici e corsa,,,,
Immagino che un Pro sappia esattamente cosa mettere ed avrà testato tutte le combinazioni possibili per ogni situazione, e in 10 minuti è bello che pronto tutto l’occorrente! Io no, 4 ore e ancora dei dubbi!
Comunque alla fine alle 18.00 sono in zona cambio per lasciare la mia bici in assetto gara, con gel e barrette nastrati sul tubo orizzontale, dotazione per cambio camere d’aria (anche qui sicuramente mi distinguo da un Pro o anche solo da chi “viaggia”) infatti il mio Kit di riparazione pesa quasi come la bici, non vuoi portare due camere d’aria?!, 2 bombolette?! Pompetta?! ecc…?!? già la paura di rimanere a piedi dopo tanta fatica è sempre notevole.

Mancavano mesi, poi settimane, giorni, sembrava così lontano quel 29 luglio 2018 e invece eccolo, puntuale come un orologio “svizzero”, come lo è la sveglia che alle 4 mi dice di alzarmi fare colazione e andare in zona cambio.
Uno sguardo veloce al sito locale che espone i dati metereologici e soprattutto la temperatura dell’acqua del lago, 24.6  in teoria sarebbe vietata ma la porto lo stesso con me, non si sa mai.
È ancora buio quando entro in zona cambio, ma la sagoma delle centinaia, migliaia di bici sulle rastrelliere è inconfondibile, calma piatta sul lago, gli atleti si muovono in silenzio, assonnati, concentrati, tesi, intenti negli ultimi preparativi tra cui uno dei più delicati, almeno per me, il controllo della pressione delle ruote (che io preferisco non toccare più perché il giorno prima avevo tribolato con una valvola ed il timore di fare danni supera un ultimo gonfiaggio).
Un cartello appeso al cancello di ingresso per il nuoto riporta un semplice ma inesorabile verdetto “muta vietata”!
Scelgo la griglia di partenza, quella tra i 70 e 80 minuti, che è il tempo che impiego normalmente, già ma con la muta, non importa sarà così per tutti mi dico!
Ci risiamo, la solita tonnara, con quelli che ti nuotano sopra e tu che tenti di non affondare più del dovuto, prendo il ritmo e stabilizzo il respiro, è fondamentale rimanere tranquilli e non perdere lo “stile” che nel mio caso è già di suo decisamente scarso.
Faccio fatica a capire la direzione, non vedo le piccole boe direzionali che mi sembrava di aver letto ci fossero, uno sulla mia dx si ferma e di colpo mi taglia la strada e si butta sulla sx, penso si stia ritirando ed abbandoni, proseguo in mezzo al branco, dopo poco un altro stessa scena e anche lui mi attraversa e taglia a sx, a questo punto il sospetto mi induce a controllare meglio e scopro che ero finito nel branco in gita per Lugano visto che stavamo andando totalmente in direzione errata! Viro anch’io e mi lancio all’inseguimento! L’avviso sull’orologio è impostato per vibrare ogni 500 metri, ma oramai ho perso il conto di quante volte ha vibrato, cerco di stare un po’ in scia anche se qualcuno è troppo veloce e qualcuno è troppo lento, non c’è il mio amico Grillo a cui toccare i piedi!
Esco dall’acqua in 1 ora 34 minuti, un po’ tantino in effetti, ma d’altronde non avevo la muta. (e poi guardando i dati sul mio Garmin risulta che ho fatto 4 km e 400 metri, cioè 600 metri in più….quasi uno sprint! Allora non sono andato così male ).
Sacca blu, via il 2 pezzi bagnato, indosso quello asciutto (ho anche una certa età e non posso prendere umidità ) casco rigorosamente allacciato e dopo la linea sul tappeto iniziano i 180 km di bici.
Un po’ per l’ora un po’ perché parte delle strade sono chiuse, le auto sembrano quasi estinte, è non è cosa da poco per un ciclista, il piattone lungo lago è un bel vedere e le prolunghe sono una dotazione utile per rosicare qualche minuto.
Le colline e la campagna Svizzere sono un paesaggio da ritratto, un Monet an plen air, è bello pedalare, è bello il ciclismo e il suo modo di offrirti la natura.
La salita alla fine del primo giro è un tripudio di gente che urla, musica e lo speaker che ti incita a spingere e non mollare. Tra di loro c’è anche Stefania, la mia “supporter”.
L’inizio del secondo giro è infernale, in teoria dovrebbe essere facile perché sono di nuovo nei 30 km di pianura lungo lago, ma forse proprio per quello, la posizione “aerodinamica” sulle prolunghe evidentemente non è stata metabolizzata dal mio corpo e soprattutto testata a sufficienza.
La media oraria scende, non che fosse alta, ad ogni modo peggiora ancora un po’, come il caldo che diventa sempre più torrido, soprattutto nella parte interna più lontana dal lago, ma non importa le gambe devono girare, ed alla fine anche il fastidio della posizione e alle articolazioni causa usura ma soprattutto alcuni problemucci me li lascio alle spalle.
Nel frattempo ho affinato la gestione del ristoro, pochi metri prima mi svuoto la borraccia d’acqua in testa e addosso, la butto nell’apposito settore (pena la squalifica) prendo quella fresca e se serve cambio anche quella dei sali, afferro mezza banana e subito dopo barretta e gel mentre ingurgito la banana, accelero ….si fa per dire…e sono di nuovo operativo.
Ecco il lungo lago, sono quasi in centro paese, mancano una ventina di km una moto della gara ferma in sosta mi scorge, fa inversione e mi si piazza davanti come apri pista, così ad ogni passaggio pedonale o incrocio suona ed avvisa il mio passaggio in modo che non ci siano intralci di sorta, pedoni o simili! Non mi sembra vero, per un attimo mi sento un Pro, così cerco di aumentare l’andatura e farmi più piatto per fendere meglio l’aria, facciamo circa una decina di km insieme, così, la moto davanti ed io “in scia” 40/50 metri dietro, fino a quando si ferma, lo ringrazio con un cenno di mano e proseguo per l’ultima salita dove non c’è più tutta sta folla, visto che sono passate parecchie ore e il grosso del pubblico si è spostato sulla frazione di corsa.

Entro in zona cambio dopo aver arrestato il GPS da bici e premuto il tasto “transizione” sul GPS da polso (dettagli non trascurabili per avere poi modo di rivedere la traccia completa di tutta la giornata), bici in rastrelliera, sacca rossa cambio scarpe e si parte per la corsa!
Non sono particolarmente stanco, non riesco mai a spingere a tutta nella bici perché sono programmato per conservare energie per la corsa, però i primi passi hanno il sapore del dolore, del ginocchio sx che fa male ad ogni piegamento! Ci siamo, la “bandelletta ileotibiale” è arrivata, puntuale come il sol leone sopra la mia testa!
Eppure ho corso poco negli ultimi mesi, stante i mie problemi osteoarticolari, quindi non dovrei essere affaticato o sovra allenato, non posso crederci!!
Così non ci siamo, non posso fare 42 km camminando, non arriverei mai ma soprattutto non voglio farlo, non sto facendo uno dei tanti Ultra trail dove camminare è lecito anzi normale per lunghi tratti, qui no, all’Ironam no, non cammino!
Fortunatamente, o meglio avvedutamente, ho con me un paio di compresse di antinfiammatori e mi vedo costretto a prenderne una.
Proseguo correndo, senza esagerare, nella speranza che la pastiglia faccia effetto, ed in effetti dopo un po’ il dolore si fa sempre più flebile, complice anche l’adrenalina e la voglia di arrivare prima possibile.
Il passo medio è 6.45, non quanto avrei voluto, ma sempre meglio che camminare o peggio ancora abbandonare.
I ristori sono almeno 4 per ogni giro da 10 km, in pratica ogni 10-12 minuti ne incontri uno, ed anche qui imposti subito la sequenza> bicchiere d’acqua (wasser), scarto le bevande zuccherate (coca, sidro…) che mi nauseano e mi lasciano la sensazione di sete, pezzo di banana, arance sempre graditissime, gel non sempre ovviamente, ma comunque abbinato ad una manciata di arachidi per contrastare il dolciastro, tutto rigorosamente insieme contemporaneamente!
Prima di lasciare il ristoro, un po’ di ghiaccio da mettere sotto il pantaloncino all’altezza del ginocchio e le immancabili e preziosissime spugne bagnate da mettere ovunque, sulle spalle, sulla testa, sul collo.
Meglio non fare i conti di quanto tempo perdi ad ogni ristoro, altrimenti scopri che sulla distanza dei 42 km sono minuti e minuti in più che si aggiungono.
Qualcuno procede ad un buon ritmo ed in effetti guardandogli le braccia scopri che si è già guadagnato 2 se non 3 braccialetti colorati, che ti vengono dati ad ogni giro, ed invece non ne ho ancora , altri invece arrancano …molti camminano!
Claudiooo!!Claudiooo!! VAI VAI!! E’ Stefania che spunta tra il pubblico e mi incita con tutta la sua gioia e la sua grinta.
Faccio un paio di km e di nuovo Claudiooo!!Claudiooo!! VAI VAI!! Di nuovo Stefy, ma come fa? Da dove passa? Come si muove? Non lo so, ma è bello che ci sia.
Per creare spettacolo, e riscaldare gli spettatori, come se il sole non fosse a sufficienza, i 4 lap transitano nelle tribune vicino al gonfiabile dell’arrivo, e così ogni volta che passo di li, dopo aver indossato il mio sudatissimo e meritatissimo braccialetto colorato di fine giro, spingo un po’ di più, fingo di essere perfettamente sano e pimpante!

Sono trascorse circa 13 ore e 50 minuti quando mancano meno di 2 km, provo ad accelerare perché vorrei stare sotto 14 ore, come se cambiasse qualcosa, come se servisse per la classifica, ma è così quando scopro che ci sono quasi. Il DNA mi dice di spingere a tutta.
100 m all’ultimo braccialetto, il volontario inizia a fissarmi ed io a puntarlo, a 10 m da lui gli faccio cenno che si sono al 4° giro e che quel braccialetto giallo che ha in mano è il MIO, così lo allarga con le sue mani ed io sempre a “tutta” ci infilo dentro il polso, gli sorrido e lo lascio alle spalle insieme a tutti i 226 km percorsi!
Entro nel rettilineo finale, la musica pompa di brutto, il cuore è a mille, faccio la virata finale e gli ultimi 40 metri sono sospeso, vedo Ste sulla dx che sbraccia e agita la bandiera italiana il traguardo non è più un sogno, un miraggio, è li davanti a me immobile e pronto ad accogliermi, è mio!!
YOU ARE AN I R O N M A N N N N!!!!

Lo speaker a squarcia gola annuncia il mio arrivo!!
Tempo finale 14.04 non proprio un missile, stavolta non sono andato a podio come ad ottobre (come unico partecipante del “PrimoIronFantaman”) ma la gioia è immensa anche per non aver deluso il mio super spettatore!
Il resto è routine, deambuli nella zona relax, birra fresca ampiamente meritata, ristoro rigorosamente salato (wurstel, patatine, pizza…).

Il rientro nell’appartamento la sera lo facciamo con i mezzi pubblici che essendo in Svizzera sono super efficienti e mi fa un po’ effetto salire sul tram con la mia BMC tutta assettata.

Un grazie particolare a Stefania che mi ha accompagnato e sostenuto in tutta la manifestazione ed anche nei mesi prima in verità.
Grazie anche a tutti i miei compagni di squadra con i quali ho fatto tanti e tanti allenamenti e soprattutto trascorso ore ed ore a praticare questo sport meraviglioso!!

W il Triathlon, w lo sport e la gioia di muoversi!
IronFanta