CRONACA DI UNA LAVATA ANNUNCIATA: DUE SOCIE SISTERS AL C.I. di MEDIO A LOVERE

Sarà perché di triathlon lunghi lei non ne aveva ancora mai fatti e in questa avventura l’ho un po’ trascinata io,  sarà perché da quando ci alleniamo insieme ci piace chiamarci “socie” e da quando abbiamo fatto squadra a Riccione siamo anche “sisters” , la settimana prima della gara ho iniziato ad essere in pensiero più per lei che per me:  sapevo che era allenata abbastanza e spirito agonistico non le mancava, ma un mezzo ironman vuol dire sempre un bel po’ di ore di fatica dove ti può capitare di tutto. E’ per questo che venerdì, io già a Lovere,  ho preferito chiamarla al telefono anziché comunicare con il solito whatsapp: “Laura, guarda che qui fa un caldo cane, è meglio avere due borracce in gara, dobbiamo avere acqua e sali e non so se basteranno”.  Venerdì quando sono arrivata a destinazione alle due del pomeriggio faceva veramente caldo, quel caldo umido appiccicoso che ti permette di mangiare solo granite o al massimo gelati alla frutta; ci vedevo già lì su quella salita da ripetere due volte stecchite sotto un sole cocente . “No, ma non hai visto il meteo, guarda che danno pioggia!” Pioggia? Ma no, non è possibile, sono quindici giorni che non si vede una nuvola in cielo se non per qualche temporale in tarda serata, è impossibile che proprio domenica piova. La saluto, ho fretta di chiudere, perché non ci credo che ancora una volta quest’anno mi devo prendere un’acquata in bici, voglio vedere 3b meteo e rassicurarmi: ecco appunto, ore 8.00 coperto, ore 9.00, 10.00, 11.00 temporali e schiarite, ore 12.00 sole. Mi rassegno, prenderò pioggia anche questa volta.
E 3b meteo poche volte sbaglia, così domenica quando sono uscita dal camper alle 5.30 per gonfiare le gomme della mia bici, il cielo era già coperto. Avevo appuntamento con Laura  in zona cambio per le 6.45, lei aveva deciso di mettersi il mantellino da pioggia per la seconda  frazione, io, vedendo che la temperatura non si sarebbe abbassata di molto, ho optato per la maglia della nuova divisa da bici, in modo da approfittare delle tasche per qualche barretta. Ci siamo ancora consultate, lei come al solito era ottimista,  “ ma no, dai, a vedere il cielo non sembra che debba venir giù chissà cosa”, io come al solito invece pessimista, ma che voglio cercare di credere agli ottimisti “ma sì dai, al massimo saranno due gocce”. Alle 7.30 siamo in griglia, incontriamo Fabri Garetto che ha appena provato l’acqua, è sorridente e ci dice che l’acqua è calda, questo ci dà sicurezza ; cerchiamo Giorgio per un ultimo abbraccio prima della partenza, ma Giorgio che deve partire in prima batteria con noi, non si vede, c’è solo la moglie, Giulia, che viene placcata al volo per una foto che immortali questa partenza che sa di qualcosa più importante del solito:  io, la mia socia sister abbracciate a Fabri con cui ormai quest’anno ho condiviso esperienze sportive di quelle che non si dimenticano. “Donne in acqua!”, il giudice parla senza microfono perché è troppo presto, ma la sua voce si fa sentire, aiuto, non ho visto ancora Giorgio, mi volto prima di buttarmi e Giorgio c’è, è indietro, ma ci vediamo e ci facciamo ciao con la mano, anche questo mi dà tanta sicurezza e finalmente voglia di mettermi in gioco. Appena ci buttiamo in acqua si sentono le prime gocce: ecco appunto, 3b meteo ha sbagliato e la pioggia ha anticipato di un’ora; in acqua la pioggia non si sente, ma la senti tutta dopo quando arrivi in zona cambio e trovi tutto già bello fradicio, asciugamano, calze, scarpe e naturalmente anche la maglia da bici nuova con tanto di barrette dentro che si stanno già decomponendo. Non importa, non c’è tempo per pensare, è tempo di pedalare, è tempo in cui si scatenino tutti gli elementi e inizi a diluviare in una scena epocale degna del miglior film di Fantozzi: piove, piove durante i primi chilometri in pianura, piove durante la prima salita, piove ancora più forte durante la discesa, mentre la strada diventa una cascata e ai lati si vedono le prime vittime di una discesa non troppo prudente; piove, piove fino in T2, poi basta. Poi esce il sole, un sole violento che asciuga in fretta il manto stradale dove corriamo e fa salire dal basso un calore spaventoso: ecco appunto, 3 b meteo non sbaglia. Questi 20Km e 500 metri sono una scena già vista, un multi lap da cinque giri dove incroci gente stravolta che cammina, ma anche i super forti che corrono tranquilli sotto i 4’ a km. Tra i superforti ci sono anche i nostri, Bruno, Pier, Norberto e Fabri e io quando li incontro faccio il tifo anche se so che, concentrati come sono, magari non mi sentono nemmeno. Durante la corsa ritrovo anche Giorgio e Laura che avevo già incrociato in bici sotto un’acqua che annebbiava la vista. Ora ci possiamo salutare e incoraggiare e questa è una cosa bella, che mi emoziona e mi commuove. La mia socia sister è affaticata, si vede, ma non molla e continua a correre con passo regolare, sono felice perché capisco ogni volta che la incrocio che anche lei porterà a termine questa impresa. Anche Giorgio la finirà, Giorgio che da vero sportivo qual è si è voluto fermare in bici sotto il diluvio per soccorrere uno che si è schiantato in discesa, anche questa volta Giorgio sarà finisher. Anche per lui sono felice. E sono felice anche per me, che mi sento bene e ho voglia di correre e di accelerare ogni giro di più.
Fine di una giornata eccezionale, ovvero che poche volte si potrà ripetere. Unica remora, eravamo solo in due, mancava una terza per fare la squadra, ma il team rosa To Tri è in crescita e per il prossimo anno sono fiduciosa.
Un’ultima considerazione.  Q uesta mattina sono tornata al lavoro dopo tre giorni di vacanza; mi sembrava fosse passato un mese, anzi di più:  un’esperienza così dilata il tempo, perché dilata le emozioni e come dicono in tanti, letterati e filosofi, il tempo è una dimensione tutta interiore.

by Maria Angioni